Ci sono un paio di studi di chemioprevenzione che hanno utilizzato la finasteride e la dutasteride per verificare se si potesse ridurre l’incidenza del tumore della prostata.

I risultati di questi due studi sono stati un po’ problematici, nel senso che, se da una parte hanno dimostrato una riduzione dell’incidenza del tumore della prostata credo intorno al 20%, dall'altra si è visto che c’era un aumento di alcuni dei tumori che erano più aggressivi, per cui questa situazione dicotoma ha creato dei dubbi, non si sa bene se questo aumento dei tumori aggressivi fosse legato al design dello studio, quindi ci fossero insomma dei problemi di impostazione dello studio, o se effettivamente questi farmaci selezionassero quei tumori che poi erano in realtà quelli più aggressivi e quelli che poi possono portare alla morte del paziente. Sta di fatto che non sono entrati nella pratica clinica come farmaci di chemioprevenzione.

Per tutti gli altri prodotti non esiste ancora una chiara evidenza che vitamine o altre sostanze possano in qualche maniera ridurre l’incidenza del tumore della prostata. Un dato epidemiologico conosciuto ormai da tanti anni è che una dieta ricca degli animali, di grassi può favorire la progressione del tumore della prostata.