23 Marzo 2022

La salute maschile dipenderebbe anche dalla regolarità dell’attività sessuale: due studi americani indagano il legame tra frequenza dell’eiaculazione e rischio tumorale della prostata.

Frequenza dell’eiaculazione e rischio tumorale

Gli uomini che riferiscono di eiaculare con più frequenza sembrerebbero essere meno predisposti al tumore alla prostata.
Questa è l’ipotesi avanzata da uno studio di coorte avviato nel 1992 e ripreso da due diversi team di ricerca: i primi risultati, registrati dal National Cancer Institute di Bethesda, vennero pubblicati nel 2004 sul Journal of the American Medical Association e sono stati da poco portati avanti nell’ambito di un follow-up condotto da un gruppo di ricercatori di Boston.

L’indagine si è basata su quasi 32.000 individui con un’età media di 59 anni che hanno preso parte all’Health Professionals Follow-up Study (HPFS), ai quali è stato somministrato un questionario sulle abitudini sessuali nel 1992: i partecipanti dovevano indicare la frequenza mensile delle loro eiaculazioni nel periodo tra 20 e 29 anni, tra 40 e 49 anni e nell’anno precedente.
Dalle risposte e dai dati clinici raccolti durante il primo follow-up a distanza di 8 anni è stata osservata una correlazione inversa statisticamente significativa tra la frequenza mensile dell’eiaculazione e il rischio di sviluppare un cancro prostatico.

Trascorsi altri 10 anni, questa correlazione è stata ulteriormente confermata dalla seconda ricerca: i pazienti che hanno riferito di avere avuto una frequenza di eiaculazione superiore a 21 volte al mese nelle fasce di età 20-29 e 40-49 anni sembrerebbero avere una minore probabilità di ricevere una diagnosi di tumore alla prostata (-19% nel primo gruppo e -22% nel secondo gruppo), rispetto ad un livello di riferimento più basso (frequenza delle eiaculazioni limitata a 4-7 volte al mese).

Non solo: sembra che avere un’attività sessuale meno sporadica possa incidere in maniera significativa anche sul grado di tumore alla prostata. In questo caso, eiaculare con una frequenza superiore a 13 volte al mese, sembrerebbe ridurre il rischio di diagnosi di tumore alla prostata di livello intermedio del 27% rispetto a chi eiacula tra 4 e 7 volte al mese.

“Questo vasto studio prospettico sembra dimostrare che l’eiaculazione avrebbe un ruolo positivo nella prevenzione del tumore alla prostata, malattia la cui eziologia è ancora in generale poco conosciuta e di cui non si conoscono con esattezza i fattori di rischio modificabili”, ha dichiarato una delle ricercatrici, la dott.ssa Jennifer R. Rider della Boston University School of Public Health.

I ricercatori concordano nel sottolineare che non è tanto significativo l’esatto numero di eiaculazioni mensili, quanto il rapporto che sembra esistere tra una vita sessuale attiva e il minor rischio di tumore prostatico, anche se non sono ancora note le cause alla base di questo fenomeno.

È necessario guardare a questi risultati con molta cautela, per evitare interpretazioni distorte dei dati. Il contributo più importante di queste ricerche è l’indicazione secondo cui un’attività sessuale sana e regolare potrebbe avere un impatto positivo sulla salute della prostata.

FONTI

Leitzmann MF, Platz EA, Stampfer MJ, Willett WC, Giovannucci EL. Ejaculation Frequency and Subsequent Risk of Prostate Cancer. JAMA 2004; 291:1578-1586 doi:10.1001/jama.291.13.1578.

American Urological Association (AUA) 2015 Annual Meeting: Abstract PD6-07. Presentato il 15 Maggio 2015.

Rider JR, Wilson KM, Sinnott JA, Kelly RS, Mucci LA, Giovannucci EL. Ejaculation Frequency and Risk of Prostate Cancer: Updated Results with an Additional Decade of Follow-up. Eur Urol. Pubblicato online il 29 Marzo 2016.

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