18 Novembre 2016

Esistono diverse tipologie di trattamento radioterapico: la radioterapia con fasci esterni e la brachiterapia. Il Prof. Magrini illustra le principali caratteristiche dei due trattamenti.

Risponde:

Stefano Maria Magrini

Spedali Civili di Brescia e Università di Brescia

Ci sono, per quanto riguarda la radioterapia, diverse modalità di attuazione. Le principali sono due: una è la cosiddetta radioterapia con fasci esterni, che si avvale di macchinari che sono, per certi aspetti, molto simili a delle apparecchiature radiologiche; le radiazioni escono da una sorgente che è situata al di fuori del corpo dell’ammalato e vengono indirizzate, con una serie di procedure più o meno sofisticate – oggi in media sono abbastanza sofisticate – esattamente verso la zona che deve essere curata.

C’è poi un’altra disciplina radioterapica che è la brachiterapia, che sfrutta un altro principio, cioè quello di portare a contatto, o addirittura nel contesto stesso del tumore, delle sorgenti radioattive. Le modalità con cui si attua sono diverse: dal posizionamento di piccoli semi di materiale radioattivo all’interno dell’organo, come per esempio nel caso della brachiterapia prostatica, o ancora, di nuovo ancora nel caso della brachiterapia prostatica, con l’inserimento di vettori, di aghi che consentono di inserire un preparato radioattivo all’interno della ghiandola prostatica, però per un periodo di tempo limitato. E poi ci sono anche altre modalità che, per esempio, sfruttano le cavità naturali dell’organismo.

Diciamo che la modalità più ampiamente diffusa è quella della radioterapia con fasci esterni, che è oggi ben rappresentata su tutto il territorio nazionale, mentre, per quanto riguarda la brachiterapia, è una metodica che potremmo definire “super specialistica”, diciamo così, per cui non tutti i centri dispongono di una sezione di brachiterapia.

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